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Buio
Un brivido lungo la schiena.
Un brivido lungo la schiena.
Non
poteva più tornare indietro.
Una
spinta lo fece avanzare.
Luce.
Applausi.
Sergio Cugusi
Homeless
Fanno finta di niente.
Vengono, vanno, non mi vedono, non mi parlano.
Abitiamo in dimensioni diverse.
Tendo la mano e mi lamento invano.
Giuseppe Corrado
La fuga
Sono ovunque, non ci sono strade sicure.
Si
muovono in branco pronti ad assalirti, mani tese e denti in mostra.
Sarei
dovuto rimanere a casa stamattina,
ma chi
lo sapeva che è la giornata nazionale degli scout?
Davide Cogotti
Attendi impaziente sull’uscio di casa indossando l’abito più bello.
L’orologio
segna le otto in punto quando suonano alla porta.
Finalmente
potrai riabbracciarlo, corri ad aprire.
“Legna
le serve signora?”
Moira di Dan
Era immobile.
Davanti
a lui il colore rosso.
"Oggi
spacco tutto".
Il
sipario si aprì.
Giorgia Sorrentino
La montagna
La salita è impervia.
In fila indiana ognuno procede con la sua parte di pesante fardello.
I pericoli sempre più vicini e incombenti. Un sibilo prolungato rompe il silenzio, seguito da una nube tossica che soffoca l’intero corteo.
Sulla terra rimangono i cadaveri.
Bene! Dannate Formiche!
Andrea Fulgheri
Vigilia d’inverno
Te ne vai, seguita da una lunga fila
di ombrelli
in questo giorno in cui persino il cielo
ti piange
lasciandoti dietro un gelo tale da
intorpidirmi l’anima.
Fa freddo…
Da domani farà tanto freddo, nonna.
Giuseppe Cossu
Il passo lento ma deciso del tempo sul viso non ha cancellato la
bellezza che molti ha incantato.
La sua mano, diventata piccola, è racchiusa in quella del figlio.
L’immagine la rattrista, riportandola ad un passato inafferrabile.
Ma in fondo, quella stretta, dice loro che nulla è cambiato.
Giuliana Tavolacci
La notizia
La porta era aperta.
Sentì i passi sulle scale che si avvicinavano.
Si alzò dalla sedia e attese davanti alla porta.
I passi s’interruppero.
Sergio Cugusi
QuasiI piedi volano sull’erba
90.000 voci rimbombano sugli spalti
solo 10 yarde ancora
125 kg infrangono due costole e il suo sogno.
Davide Cogotti
La strega
I cani guaiscono.
Sale denso il fumo dei roghi.
Presto sarò fumo.
Fisso le
nuvole, una mi somiglia.
Giuseppe Corrado
La rosa
Quel 14 di Febbraio, Gianna decise di andare al mercato sotto casa quando sua figlia tornò da scuola e salì di sopra lasciando come sempre lo zaino in soggiorno.
“Margherita”, la chiamò con una scusa.
La ragazzina si affacciò dalla rampa di scale col suo solito sguardo apatico. Quel San Valentino era particolarmente spenta, visto che non aveva ricevuto neanche un regalo. Margherita non era bella da avere pretendenti, né solare da attirare simpatie.
“Potresti passarmi una penna dal tuo astuccio per favore? Devo fare la lista della spesa". “Mamma lo zaino è lì”, le rispose la ragazza scocciata. “Lo vedo, ma lo sai che non metto mani nelle tue cose”, continuò la mamma con modo indulgente. Poi prese il primo foglio che le capitò in mano per scrivere. Sentì scorrere l’apertura lampo della borsa. Sollevò lo sguardo appena in tempo per notare la reazione della figlia. La ragazzina rise di stupore. Di fronte a lei c’era una rosa rossa avvolta da carta lucida. C’era anche un biglietto con su scritto: “TI AMO”. La prese, passò un dito tra i petali delicati chiedendosi chi mai gliel'avesse regalata. O chi mai l’avrebbe potuta amare.
“Questa penna me la dai o no?”
Margherita le portò l’astuccio danzando, così felice che pareva toccasse il cielo. La madre non le vedeva addosso un sorriso così da quando le aveva comprato l’ultima barbie. Le chiese se andasse tutto bene.
“Mi hanno regalato una rosa con su scritto ti amo”, le scappò di bocca.
Gianna si mostrò sorpresa. Le chiese di fargliela vedere e assieme ipotizzarono chi potesse essere. Una volta compilata la lista della spesa, la donna uscì col foglio in mano. La carta era sottile e liscia. Scriverci sopra senza romperla era stata un’impresa. Lesse ciò che le serviva un’ultima volta, poi girò la ricevuta dalla parte stampata, rileggendo quanto la fioraia le aveva segnato in conto. Aveva pagato cinque euro la felicità della figlia.
Il postino
Signore apra la porta, devo consegnare un telegramma. Signore, la prego, apra la porta, deve firmarmi la ricevuta. Come dice, cosa c’è scritto? Non posso aprirlo. Mi autorizza lei? Va bene ora glielo leggo. Sono le condoglianze per il suo decesso. Come dice, non è morto? Si, lo so, però non si preoccupi di quest’inezia, ho con me la falce.
Notte di burrasca. Il mare ribolle mostrando la cupa spuma bianca. la nave sale e scende, rivelando ora la prua ora la poppa. E in mezzo ai gorghi le urla dei passeggeri.
Urla spaventose e magnetiche. Spaventose. E magnetiche.
Che strazio! Spengo la luce e scende il silenzio fra le onde. Finalmente posso dormire.
Giuseppe Corrado
Il bambino disobbediente
Una nuvola passa nella notte, nessuno la vede.
Un’ombra cammina nella notte, nessuno la sente.
Un rasoio spunta nella notte, nessuno se n’accorge.
Mamma non vuole che veda i suoi clienti, ma questo si è addormentato nel mio letto.
Piovevano granate e sibilavano proiettili.
La trincea era fradicia d’acqua e la terra impastata col liquido scuro dei soldati morti. E le loro parti sparse lungo il camminatoio.
“Come faranno a riconoscere i miei resti in mezzi a quelli dei miei compagni? Troveranno solo pezzi anonimi”.
Così scavalcò la trincea e rimase ad aspettare, ritto, in mezzo al campo di battaglia, il colpo destinato a lui. Non attese molto.


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